Quel che sento è un unto
tutto l'unto che ammanta il mondo e che lo assilla,
vi si appoggia quando immondo stilla come pioggia
e sapido, fetido zampilla.
Madido se lo porta il vento,
lo vedo lo sento nel manto fumoso del bombardamento,
per ora convinto d'averlo schivato, schifato io canto il disprezzo orripilato,
il guazzo, con cui Pilato si lavò le mani.
Senza rimedio da un tedio stinto da cui avvinto mi sento,
labirinto di grasso che spesso spesso non lubrifica,
prolasso di distrofica materia addosso a chi legifera, magnifica, certifica compunto.
E' un unto ontologico: magico libera solo chi metodico
mente tra altri scaltri, astuti
mentre noialtri muti senza reclamo lo deglutiamo sfiatati, legati dal collare.
Colare, lo vedo colare come da bignè nauseabondo
testé sputando giallo tutto l'unto in tondo, più che mai se punto.
Pus che mai è espunto, suppur-azione de-liberata,
seppure azione fu mai dall'unto liberata, affrancata.
E spedita.
Un'azione non più spedita ed esperita, da tutto quell'unto già imbibita.
Unto, mi sento unto dal signore, anzi da quattro o cinque
dalle cui lingue in contrappunto l'unto dal vanto non si distingue.
Pingue, sì.
Pingue uno, l'altro tozzo o smunto
ma tutti dal sozzo manto bisunto gocciare fino al mento e non acque.
E dire che ognuno nacque ben tinto, tacque variopinto e
giustappunto giunto variop-unto in rapido riassunto.
Di quelli vedo il bisunto dei capelli di deputati nominati,
imbelli,
belli unti impuniti e impomatati in parlamenti ass-unti.
Contanti assai ma mai contenti poi del cal-colato;
coccolato pure il delfino suo congiunto, azzimato, di cioccolato unto
unto delfino, del-fino a un certo punto.
Se tanto mi da tanto, accanto al tormento d'esser munto
vana mente (!) langue l'incanto di quel vento unto di sangue
cecchini attenti e sangue di bambini,
di giornalisti, di noi poveri cristi esangui fino in gola;
po-veri, veri, reali cristi ci si immola intinti nell'unto che cola,
cola come solo coca, cola.
E mentre coca cola loro da ogni foro, colano narici a flaccide retrograde appendici
poi nelle urine,
in grumi e profumi donati a ragazzine
e giù in collettori puzzolenti, in enti che furono statali.
Statuali monumenti colano coca e agrumi da fetenti unti cerumi,
percolano in torrenti fino a fiumi che scorrono viscosi
salvo evitare impetuosi di guadagnare il mare.
Mentre noi obliosi nell'e-nuclear
guadagnamo a-pena il non dolce naufragar.
Colar, colare a picco nel mare irrancidito;
così ho intuito guardandolo solcare da fregata militare.
Mare bisunto che non si può nettare.
Nèttare fetido che carsico scompare per franarmi addosso con fracasso.
Dura fare un passo!
Me lo sento che stento a liberarmi affranto, spento,
vinto da quell'unto...
Punto.

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