A. D. 2026 (F.Cardosa)

A. D. 2026

Quel che sento è un unto

tutto l'unto che ammanta il mondo e che lo assilla,

vi si appoggia quando immondo stilla come pioggia

e sapido, fetido zampilla.

Madido se lo porta il vento,

lo vedo lo sento nel manto fumoso del bombardamento,

per ora convinto d'averlo schivato, schifato io canto il disprezzo orripilato,

il guazzo, con cui Pilato si lavò le mani.

Senza rimedio da un tedio stinto da cui avvinto mi sento,

labirinto di grasso che spesso spesso non lubrifica,

prolasso di distrofica materia addosso a chi legifera, magnifica, certifica compunto.

 

E' un unto ontologico: magico libera solo chi metodico

mente tra altri scaltri, astuti

mentre noialtri muti senza reclamo lo deglutiamo sfiatati, legati dal collare.

Colare, lo vedo colare come da bignè nauseabondo

testé sputando giallo tutto l'unto in tondo, più che mai se punto.

Pus che mai è espunto, suppur-azione de-liberata,

seppure azione fu mai dall'unto liberata, affrancata.

E spedita.

Un'azione non più spedita ed esperita, da tutto quell'unto già imbibita.

 

Unto, mi sento unto dal signore, anzi da quattro o cinque

dalle cui lingue in contrappunto l'unto dal vanto non si distingue.

Pingue, sì.

Pingue uno, l'altro tozzo o smunto

ma tutti dal sozzo manto bisunto gocciare fino al mento e non acque.

E dire che ognuno nacque ben tinto, tacque variopinto e

giustappunto giunto variop-unto in rapido riassunto.

 

Di quelli vedo il bisunto dei capelli di deputati nominati,

imbelli,

belli unti impuniti e impomatati in parlamenti ass-unti.

Contanti assai ma mai contenti poi del cal-colato;

coccolato pure il delfino suo congiunto, azzimato, di cioccolato unto

unto delfino, del-fino a un certo punto.

 

Se tanto mi da tanto, accanto al tormento d'esser munto

vana mente (!) langue l'incanto di quel vento unto di sangue

cecchini attenti e sangue di bambini,

di giornalisti, di noi poveri cristi esangui fino in gola;

po-veri, veri, reali cristi ci si immola intinti nell'unto che cola,

cola come solo coca, cola.

E mentre coca cola loro da ogni foro, colano narici a flaccide retrograde appendici

poi nelle urine,

in grumi e profumi donati a ragazzine

e giù in collettori puzzolenti, in enti che furono statali.

Statuali monumenti colano coca e agrumi da fetenti unti cerumi,

percolano in torrenti fino a fiumi che scorrono viscosi

salvo evitare impetuosi di guadagnare il mare.

Mentre noi obliosi nell'e-nuclear

guadagnamo a-pena il non dolce naufragar.

 

Colar, colare a picco nel mare irrancidito;

così ho intuito guardandolo solcare da fregata militare.

Mare bisunto che non si può nettare.

Nèttare fetido che carsico scompare per franarmi addosso con fracasso.

Dura fare un passo!

Me lo sento che stento a liberarmi affranto, spento,

vinto da quell'unto...

 

 

Punto.

Quando: 
24/05/2026

Aggiungi un commento

CAPTCHA
Questa domanda è un test per verificare che tu sia un visitatore umano e per impedire inserimenti di spam automatici.